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Cinque vini, cinque ricette al tartufo e un unico racconto sensoriale nato a Wine&Siena: un percorso tra territori, eleganza e identità, dove vino e tartufo dialogano come simboli dell’eccellenza italiana

In un contesto come Wine&Siena, dove l’Italia enologica si presenta nella sua pluralità, la scelta di pochi vini da abbinare al tartufo diventa un gesto quasi artistico.

Nelle sale eleganti del complesso museale di Santa Maria della Scala, a Siena, Wine&Siena ha offerto lo scenario ideale per costruire un dialogo strutturato tra vino e tartufo, inteso come cerimoniale del gusto. Non una semplice degustazione, ma racconto, identità e cultura italiana che si esprimono attraverso profumi, consistenze e silenzi misurati. In un evento che restituisce la complessità dell’enologia nazionale, la selezione di pochi vini diventa una vera regia sensoriale, capace di unire territori lontani sotto un’unica bandiera: l’eccellenza.

Dal 30 gennaio al 2 febbraio, Wine&Siena 2026 ha animato Siena con il meglio dell’enologia italiana

Il percorso si apre con il Pinot Bianco Riserva Alto Adige 2022 “Tecum” – Tenuta Castelfeder, abbinato a un risotto al Grana Padano, zafferano e tartufo bianco pregiato. La freschezza e la tensione minerale del vino puliscono il palato e dialogano con l’aromaticità del tartufo, dando vita a un equilibrio preciso e contemporaneo. Un incontro in cui la montagna incontra la nobiltà del sottobosco.

Pinot bianco Riserva dell’azienda Castelfeder

Segue il Brunello di Montalcino 2019 – Querce Bettina, profondo e autorevole, accostato a fagiano ripieno con farcia al tartufo nero pregiato. Qui il vino non accompagna soltanto, ma sostiene e amplifica. I tannini maturi e la struttura importante avvolgono la selvaggina e il tartufo in un abbinamento che parla di tempo, tradizione e rispetto della materia prima.

Brunello di Montalcino di Querce Bettina

Con il Verduno Pelaverga 2023 – Terre del Barolo, vino gentile e profumato, gli gnocchetti di patata con fonduta di Castelmagno e tartufo nero liscio diventano un esercizio di eleganza sottile. Le spezie leggere e l’agilità gustativa del Pelaverga permettono al tartufo di emergere senza sovrapposizioni. Un incontro delicato, quasi sussurrato.

Verduno Pelaverga di Terre del Barolo

Il passaggio al Friuli è affidato al Friulano Vigneto Storico – Gigante, abbinato a cannelloni in besciamella e tartufo bianchetto. Qui dominano rotondità e memoria: la morbidezza del vino e la sua vena sapida accompagnano la cremosità del piatto, lasciando che il profumo del tartufo si distenda con continuità, come una firma aromatica persistente.

Friulano Vigneto Storico dell’azienda Gigante

La chiusura è affidata al Fiano 2023 – Mario Fappiano, in abbinamento a ravioli ripieni al formaggio, burro e tartufo nero di Bagnoli. Il Fiano porta calore, frutto e profondità mediterranea, creando un contrasto armonico con la grassezza del burro e l’intensità del tartufo. Un finale che richiama luce, Sud e identità.

Fiano dell’azienda Mario Fappiano

In questo contesto, vino e tartufo superano la dimensione di prodotto gastronomico per diventare simboli dell’italianità nel mondo. Espressioni di territorio, artigianalità e cultura, parlano un linguaggio universale capace di unire palati e visioni.
Il tartufo eleva il vino su un piano emotivo e sensoriale, mentre il vino offre respiro e prospettiva al tartufo, trasformando ogni assaggio in un racconto compiuto. Nelle sale nobili di Siena, questa alleanza si afferma come ambasciatrice silenziosa dell’Italia migliore, quella che comunica attraverso la qualità, senza bisogno di alzare la voce.

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