Giuseppe Cristini e il “Tartuf-eno-turismo”: «l’entroterra si rilancerà con un turismo garbato, gentile e a dimensione di famiglie»

Emerge chiaramente che il futuro dell’agricoltura sta in gran parte nella tartuficoltura e, l’Accademia del tartufo nel mondo aggiunge, nel Tartuf-eno-turismo.

Dialoghi con i territori: la Regione Marche con il Vicepresidente e assessore all’agricoltura Mirco Carloni ha fatto tappa a Sant’Angelo in Vado, presentando le opportunità del pianeta tartufo.

È emerso chiaramente che il futuro dell’agricoltura sta in gran parte nella tartuficoltura e noi dell’Accademia italiana del tartufo aggiungiamo, nel Tartuf-eno-turismo. Due affascinanti concetti che partono dalla tutela del bosco, dalla difesa dell’ambiente e dalla integrità dei territori.

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La tartuficoltura è la risposta alla carenza sempre maggiore di tartufaie naturali e alla presenza del tartufo tutto l’anno sulle nostre tavole. 

Presso il centro di tartuficoltura di Sant’Angelo in Vado è stata presentata la filiera del tartufo nelle Marche e i distretti del cibo.

L’obiettivo è quello di trasformare i luoghi di produzione agricoli in luoghi di ospitalità sensoriale, che oggi per noi si chiama Tartuf-eno-turismo, con il messaggio forte:  “adotta una roverella e diventa custode del bosco” raccogli il tuo tartufo e portalo a ristorante, con lo chef che prepara il pranzo mentre noi possiamo tranquillamente andare a godere un calice in mezzo ai filari.

Il tartuf-eno-turismo è l’emanazione diretta della tartuficoltura, che produce economia nei territori che il tartufo lo generano.

Il tartuf-eno-turismo è un turismo all’aria aperta, che accoglie i bambini e gli adulti; e adottare una roverella rappresenta un gesto d’amore verso il bambino, che ha una sua pianta da proteggere e verso i suoi genitori che con la cavatura del tartufo che proviene dalla roverella micorizzata possono degustare una ottima tagliatella a ristorante.

 La figura del cavatore e dello chef, assieme a quella del vignaiuolo e al cliente realizzano un gentlemen agreement al fine di realizzare il turismo più libero, gustoso e utile all’ambiente che si conosca.Uniamo dunque la filiera del tartufo a quella umana, in un connubio di fiducia tra i cavatori e le famiglie, che vogliono scoprire il bosco, la campagna, gli ambienti incontaminati del tartufo e la cucina del tartufo, assieme ad un garbato calice di vino.

Siamo convinti che l’entroterra si rilancia con un turismo pacato, gentile e a dimensione di famiglie, e queste sono tutte le componenti basi del tartuf-eno-turismo.

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